IL MARGINE

IL MARGINE rivista

Per vedere quelle croci occorre salire sopra Marzabotto, sulla collina, per una strada stretta che si arrampica piano e a ogni curva ti riserva la sorpresa di un paesaggio che cambia. Poi, improvvisamente, lasciati alle spalle i fianchi scoscesi dell'Appennino, si aprono i prati, un tempo coltivati, impensabili solo qualche minuto prima. Per ascoltare occorre camminare. Per ascoltare il vento; soprattutto per ascoltare, ammutoliti, il silenzio di coloro che non sono più lì.

Ci possono raccontare che si è trattato di una rappresaglia. Come tante. E magari che la responsabilità è di quei partigiani che hanno disturbato troppo le truppe che stavano consolidando la Linea Gotica. Ci possono raccontare anche che in una rappresaglia non si guarda in faccia nessuno e si brucia, si rade al suolo, si mutila, si lasciano soffrire agonie infinite. Ma quando cammini sul selciato di un cortile invaso dall'erba, e attorno le case non ci sono più, e nemmeno la chiesa, e quando immagini la paura dei bambini..., il silenzio parla e le parole perdono spessore.

Non c'è più vita sotto Monte Sole. È un luogo di memoria, ma i bambini non corrono più in quei prati che si possono immaginare coltivati, non si nascondono più dietro ai covoni, e non riempiono più le sere dell'estate di grida di giochi. Quanta paura dev'esserci stata negli occhi di questi bambini. Al punto che, quando arrivo ai ruderi della chiesa, sul cui altare venne ucciso il sacerdote e che porta ancora i fori dei proiettili nel muro, mi domando se la paura e la sofferenza di questi bambini non siano il luogo da cui partire per fare teologia.

Non è distante il cimitero nel quale è sepolto Dossetti. Ed è ancora luogo di violenza e di angoscia. Sono i fori nelle pesanti croci di ferro a fissare per sempre quegli istanti di morte. E dal cimitero, nel silenzio, si scorge il piccolo asilo: hanno cantato, quel giorno, di fuori, i soldati che dovevano scaricare le tensioni del pesante lavoro di carnefici, mentre ancora qualche bambino agonizzava, a lungo, nella sala sprangata. E di fronte a questi canti mi domando se la teologia può essere imparziale.

Non c'è più nessuno, lassù. Nemmeno le ossa, che riposano assieme più sotto, in paese... anche se si ha un po' l'impressione che quei morti sarebbero stati meno soli dov'erano. [...]

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