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| Il cristianesimo – e questo per la prima volta nella sua storia in modo pienamente consapevole – si vede messo di fronte anche alle altre grandi religioni universali, che non può semplicemente liquidare, come è potuto accadere in alcuni periodi della storia cristiana, come religioni assolutamente inautentiche e da sconfiggere. Non può nemmeno voltarsi dall’altra parte, dal momento che il mondo è irrevocabilmente divenuto un’unità, nella quale nessuno può più abitare in spazi separati e chiusi. Il cristianesimo è dunque obbligato a dialogare con le religioni universali in una misura del tutto diversa a quanto è accaduto finora. E questo dialogo, a sua volta, si inserirà nella sua totalità nel destino che le scienze naturali e la tecnica hanno preparato per tutto il pianeta. Oseranno i credenti entrare in questo dialogo tanto incondizionatamente da farlo diventare un dialogo reale, e non solo il tentativo, destinato al fallimento, di coinvolgere l’Altro in un cristianesimo concepito in senso tardo-occidentale?»
Bernhard Casper, Il pensiero dialogico (1954) |
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| n° 1993/04: Da Babele a Pentecoste |
| Postato da Marcello Farina il Venerdì, 12 agosto @ 19:36:25 CEST (385 letture) |
| Nell’affrontare, nel nostro tempo, il tema così decisivo di una società multietnica e multiculturale, vengono evocati due racconti della Bibbia, che diventano una sorta di cifra, di simbolo di ciò che nella realtà spesso si può constatare. La Bibbia ha il vantaggio, in questo caso, di parlarci per immagini, per ‘miti’ che, pur conservando tutta la ricchezza e l’intensità dell’esperienza umana, non sono tuttavia condizionati dal dover render conto, in termini di indagine critica, di quella stessa esperienza.
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| n° 1993/04: Dal silenzio e dal dolore i frammenti della liberazione |
| Postato da Pierluigi Mele il Venerdì, 12 agosto @ 19:31:23 CEST (349 letture) |
| La Parola di Dio, il Logos, cui la teologia è umile serva, ha voluto risuonare, con parole umane, nel mezzo del "villaggio" degli uomini (che nel contesto dell’America Latina è storia di dolore e di morte).
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| n° 1993/04: Un'avventura con il biglietto di ritorno |
| Postato da Alberto Conci il Venerdì, 01 luglio @ 18:49:57 CEST (343 letture) |
| Mi lascio alle spalle il portone chiuso. Lamentarsi, penso, a volte è un lusso. Sicuramente per un cristiano è sempre, se non ingiusto, almeno problematico, perché nasconde la sfiducia in Dio, oppure è più semplicemente il sintomo della nostra incapacità di capire e di accettare la situazione nella quale siamo gettati.
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| n° 1993/04: L'imperativo della memoria |
| Postato da Paolo Ghezzi il Venerdì, 01 luglio @ 18:44:31 CEST (393 letture) |
| Solo i vecchi hanno il privilegio, e il supplizio, di ricordare. E non è una cosa che si può decidere, diventar vecchi. Cinquant’anni fa, era l’anno di guerra 1943, Sophie Scholl, suo fratello e tre altri amici della Rosa Bianca, hanno trovato la ghigliottina sulla loro strada, e non hanno potuto diventare vecchi. Siete pronti? "Non ancora", avrebbero risposto Sophie e gli altri.
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| n° 1993/04: Un tribunale dei diritti |
| Mentre ancora le Camere si stanno interrogando su quale sistema elettorale adottare dopo il voto del 18 aprile, non è forse inutile ricordare alcuni problemi che l’introduzione del sistema maggioritario all’interno di un quadro istituzionale quale quello italiano necessariamente comporta. Altri l’hanno già fatto e non tutti in modo disinteressato.
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| n° 1993/04: Quell'urlo del papa |
| Postato da Silvano Zucal il Venerdì, 01 luglio @ 18:35:18 CEST (618 letture) |
Ci sono immagini, anzi volti che rimangono impressi nella memoria in modo indelebile, che dicono con potenza assoluta un messaggio più di mille parole. Ebbene, uno di questi volti che non si possono dimenticare, un’immagine insieme toccante e inquietante è quello di Rosaria Schifani. E’ quel suo pianto greco di giovanissima vedova. Sono quelle sue parole ai funerali del giudice Borsellino e della scorta, vanamente bloccate dalla prudenza del parente sacerdote... Era un pianto, erano parole tragiche eppur davvero cristiane.
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