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| Il cristianesimo – e questo per la prima volta nella sua storia in modo pienamente consapevole – si vede messo di fronte anche alle altre grandi religioni universali, che non può semplicemente liquidare, come è potuto accadere in alcuni periodi della storia cristiana, come religioni assolutamente inautentiche e da sconfiggere. Non può nemmeno voltarsi dall’altra parte, dal momento che il mondo è irrevocabilmente divenuto un’unità, nella quale nessuno può più abitare in spazi separati e chiusi. Il cristianesimo è dunque obbligato a dialogare con le religioni universali in una misura del tutto diversa a quanto è accaduto finora. E questo dialogo, a sua volta, si inserirà nella sua totalità nel destino che le scienze naturali e la tecnica hanno preparato per tutto il pianeta. Oseranno i credenti entrare in questo dialogo tanto incondizionatamente da farlo diventare un dialogo reale, e non solo il tentativo, destinato al fallimento, di coinvolgere l’Altro in un cristianesimo concepito in senso tardo-occidentale?»
Bernhard Casper, Il pensiero dialogico (1954) |
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| n° 1995/01: Romano Guardini: la fatica della libertà |
Vorrei tentare di ricavare dalle commemorazioni che Guardini fa della Rosa Bianca alcune riflessioni per l’oggi.
La seconda commemorazione della Rosa Bianca, che Guardini tiene nel ’58, ruota attorno ai problemi della libertà, della coscienza e del totalitarismo. L’idea su cui Guardini insiste è la seguente: ciò che è accaduto in Germania negli anni ’30 non è solamente il frutto di un’operazione di un gruppo politico particolarmente astuto che si è impadronito del potere con mezzi più o meno legali, ma è invece il prodotto di una complessiva situazione storica e culturale.
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| n° 1995/01: La riscoperta dell'uomo interiore |
| Postato da Pierluigi Mele il Venerdì, 06 gennaio @ 23:12:25 CET (399 letture) |
Mi propongo di indicare tre compiti che ricavo dalla riflessione di questi anni sulla radicalità evangelica.
Oggi in Italia la Chiesa non è più capace di parlare il linguaggio della liberazione che nasce dalla "notte oscura dell’ingiustizia strutturale", come la chiamano i teologi della liberazione dell’America Latina. Dove mai si è tentato in questi ultimi venticinque anni di dire qualcosa di significativo, di usare un linguaggio su Dio significativo? Nell’occidente della nostalgia del totalmente altro ci siamo persi nei pensieri deboli, nelle frantumazioni, abbiamo perso il gusto di una riflessione profetica.
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