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| Il cristianesimo – e questo per la prima volta nella sua storia in modo pienamente consapevole – si vede messo di fronte anche alle altre grandi religioni universali, che non può semplicemente liquidare, come è potuto accadere in alcuni periodi della storia cristiana, come religioni assolutamente inautentiche e da sconfiggere. Non può nemmeno voltarsi dall’altra parte, dal momento che il mondo è irrevocabilmente divenuto un’unità, nella quale nessuno può più abitare in spazi separati e chiusi. Il cristianesimo è dunque obbligato a dialogare con le religioni universali in una misura del tutto diversa a quanto è accaduto finora. E questo dialogo, a sua volta, si inserirà nella sua totalità nel destino che le scienze naturali e la tecnica hanno preparato per tutto il pianeta. Oseranno i credenti entrare in questo dialogo tanto incondizionatamente da farlo diventare un dialogo reale, e non solo il tentativo, destinato al fallimento, di coinvolgere l’Altro in un cristianesimo concepito in senso tardo-occidentale?»
Bernhard Casper, Il pensiero dialogico (1954) |
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| n° 2006/08: Il Margine 8/2006 - indice |
| Postato da Ecurzel il Martedì, 10 ottobre @ 10:58:51 CEST (368 letture) |
| ORA È TEMPO DI GIOIA. ROSE BELLE PER UN’ITALIA NUOVA --- Atti della 25° Scuola della Rosa Bianca - Camaldoli, 2-4 settembre 2005 --- Giovanni Colombo, La gioia di «persone e comunità» --- Rosanna Virgili, Prima rosa: il vento leggero --- Emanuele Rossi, Seconda rosa: la Costituzione repubblicana --- Luigino Bruni, Terza rosa: L’economia felice --- Antonio Ballarin Denti, Quarta rosa: un ambiente sano --- Oliviero Motta, Quinta rosa: i poveri (senza aggettivi) --- Paolo Sabbioni, Sesta rosa: la città (in cerca di aggettivi) --- Paolo Giuntella, 25 anni di rose bianche
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| n° 2006/08: La gioia di "Persone e comunità" |
| Postato da Giovanni Colombo il Martedì, 10 ottobre @ 10:56:36 CEST (431 letture) |
| Viviamo in un’epoca segnata dalle passioni tristi. L’espressione appartiene a Baruch Spinoza (ed è il titolo di un bel libro di due psicanalisti, Miguel Benasayag e Gérard Schmit, edito da Feltrinelli) e non si riferisce tanto alla tristezza che genera pianto o sofferenza quanto a quella che deriva dall’impotenza e dalla disgregazione, dalla delusione e dalla perdita di fiducia. L’Occidente ha fondato i suoi sogni di avvenire sulla convinzione che la storia dell’umanità fosse inevitabilmente una storia di progresso. Futuro faceva rima con promessa. Una sorta di messianismo scientifico assicurava un domani luminoso e felice.
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