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| Il cristianesimo – e questo per la prima volta nella sua storia in modo pienamente consapevole – si vede messo di fronte anche alle altre grandi religioni universali, che non può semplicemente liquidare, come è potuto accadere in alcuni periodi della storia cristiana, come religioni assolutamente inautentiche e da sconfiggere. Non può nemmeno voltarsi dall’altra parte, dal momento che il mondo è irrevocabilmente divenuto un’unità, nella quale nessuno può più abitare in spazi separati e chiusi. Il cristianesimo è dunque obbligato a dialogare con le religioni universali in una misura del tutto diversa a quanto è accaduto finora. E questo dialogo, a sua volta, si inserirà nella sua totalità nel destino che le scienze naturali e la tecnica hanno preparato per tutto il pianeta. Oseranno i credenti entrare in questo dialogo tanto incondizionatamente da farlo diventare un dialogo reale, e non solo il tentativo, destinato al fallimento, di coinvolgere l’Altro in un cristianesimo concepito in senso tardo-occidentale?»
Bernhard Casper, Il pensiero dialogico (1954) |
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| n° 2006/09: Il margine 9/2006 - indice |
| Postato da Ecurzel il Martedì, 14 novembre @ 10:56:58 CET (375 letture) |
| Fabio Pipinato, L’ONU? Ci appartiene --- Silvio Mengotto, Comitati per la Costituzione: inopportuno sciogliersi --- Piergiorgio Cattani, La lectio di Benedetto XVI a Ratisbona --- Vittorio Carrara, Il discorso di Ratisbona e la stampa quotidiana --- Rocco Parolini, Se Dio non è equo… Jules Lequier e il mistero dell’elezione (e reiezione) divina --- Vereno Brugiatelli, Ricerca dell’origine e autosuperamento in Nietzsche --- Notizie dalla Casa editrice Il Margine
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| n° 2006/09: L'ONU? Ci appartiene |
| Postato da il Martedì, 14 novembre @ 10:55:35 CET (373 letture) |
| Mai più. La Società delle Nazioni, prima, e le Nazioni Unite, poi, sono state fondate su questo imperativo. «Noi, popoli delle Nazioni Unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità». L’ONU, quindi, come strumento sovranazionale che i popoli si sono dati per prevenire la guerra come summa dell’antipolitica, dell’afonia del dialogo che incombe costantemente sulle relazioni internazionali.
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