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| Il cristianesimo – e questo per la prima volta nella sua storia in modo pienamente consapevole – si vede messo di fronte anche alle altre grandi religioni universali, che non può semplicemente liquidare, come è potuto accadere in alcuni periodi della storia cristiana, come religioni assolutamente inautentiche e da sconfiggere. Non può nemmeno voltarsi dall’altra parte, dal momento che il mondo è irrevocabilmente divenuto un’unità, nella quale nessuno può più abitare in spazi separati e chiusi. Il cristianesimo è dunque obbligato a dialogare con le religioni universali in una misura del tutto diversa a quanto è accaduto finora. E questo dialogo, a sua volta, si inserirà nella sua totalità nel destino che le scienze naturali e la tecnica hanno preparato per tutto il pianeta. Oseranno i credenti entrare in questo dialogo tanto incondizionatamente da farlo diventare un dialogo reale, e non solo il tentativo, destinato al fallimento, di coinvolgere l’Altro in un cristianesimo concepito in senso tardo-occidentale?»
Bernhard Casper, Il pensiero dialogico (1954) |
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| n° 2008/05: Nicola. Vittima nella "bella", crudele Verona |
| Postato da Federico Premi il Martedì, 10 giugno @ 19:47:02 CEST (649 letture) |
| Perdere un amico è sempre una disgrazia. Ma il modo in cui lo si perde determina sicuramente l’intensità, la profondità del dolore che ci si ritrova a gestire.
Perdere – in un pacifico 2008 – un amico perché, per puro caso, viene massacrato di botte e muore solo in quanto si ritrova a passare, ancora per caso, per una via del centro della bella Verona, significa gestire una sofferenza che con il caso vuole proprio giocare, e che non trova pace perché non trova il senso. È senza senso, in questa vicenda fatta di fatalità, sorpresa e ipocrita meraviglia, provare stupore di fronte ad un fatto che può a buon diritto definirsi banale. A Verona, da più di un decennio il male è banale. Soltanto l’esito di questo “male”, nel caso di Nicola, è stato ingiustamente diverso. Per questo mi ritrovo a leggere la morte del mio caro amico come un fatto tristemente naturale: un fatto, cioè, che non poteva, prima o poi, non accadere. I presupposti c’erano tutti.
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